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:: LA STORIA ::

Stemma del Comune

Nome antico:

Patrono:
Sant'Eustachio - 20 maggio

Altezza:
347 m.s.l.m.


Vista del Paese

Belforte del Chienti

Arroccato su di un ripido colle dominante la valle del fiume Chienti, è un centro di notevole interesse, ricco di testimonian­ze antiche e di attrattive paesistiche ed ambientali. Il paese conserva ancora le mura di cinta del secolo XIV e l'impianto urbanistico medievale con strade strette, ripide e tortuose, tra le quali il silenzio è ancora un bene prezioso. Non si hanno testimonianze dirette di insediamenti protostorici, ma la pre­senza di centri abitati lungo il corso del Chienti e del Potenza e i ritrovamenti di ceramica antica a figure rosse non possono spiegarsi se non con 1'ubicazione lungo una vecchia rotta com­merciale verso l'Etruria.

Ci riportano all'epoca romana le tombe venute alla luce in località Fornace e la lapide a Q. Plozio, murata nella facciata posteriore del'ex palazzo Bonfranceschi (centro storico). Nulla sappiamo delle vicende che interessavano Belforte del Chienti nel periodo delle invasioni barbariche (secolo V - VI).
In epoca altomedievale 1'attuale territorio di Belforte è compre­so nella corte di San Gregorio in Travenano. L'azione positiva dei Benedettini contribuì, in misura determinante, a porre le basi, nei secoli VIII-IX-X di quello che sarà il comune rurale del secolo XII. Nel 1255 entra nell'orbita di Tolentino: una accettata sudditanza confermata da numerose pergamene, sino alla ratifica pontificia ad opera di Alessandro IV. Re Manfredi saccheggiò Camerino nel 1259; Tolentino poté così accrescere la sua autorità su Belforte. Solo nel 1370 Camerino riebbe Belforte in feudo da Urbano V che ne investì Rodolfo da Varano. Dopo 1'era varanesca Belforte rientrò nel diretto domi­nio dello stato pontificio (secolo XVI). Seguirono secoli di laboriosa quiete fino all'insorgenza napoleonica e, nell'aprile 1815, alla battaglia della Rancia. Dopo la sfortunata parentesi murattiana (sconfitta presso la Rancia nei giorni 2-3 maggio 1815) il dominio pontificio è ripristinato e Belforte dipende dal distretto di San Severino (1816) e poi da quello di Macerata (1827). Nel 1820 notevole è il numero dei carbonari belfortesi e nel 1849 cittadini belfortesi risultano tra i volontari garibaldi­ni. Successivamente, insieme alla regione, Belforte sarà annes­so (1860) al Regno di Sardegna e, l'anno seguente, al Regno d'Italia.

 

CULTURA

Da Visitare:

Chiesa di Sant'Eustachio
Come a difesa del mistero insondabile del tempo che scandisce l'umana vicenda della comunità e pur resta eterno, si erge la chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Eustachio con il suo cam­panile dalla caratteristica punta a cono (secolo XV). Di note­vole custodisce un monumentale e ben conservato polittico di Giovanni Boccati del 1468, una icona di stile bizantino, un dipinto ad olio su tela del secolo XVI attribuito a Durante Nobili da Caldarola, una croce in argento probabilmente ante­riore al secolo XVI. Sulla penombra della parete, la grande pala copre cm 483 x 323 (compresi i pinnacoli), e mentre i colori e le immagini acquistano una evidenza sempre più com­piuta, si resta ammirati e sorpresi dalla vastità dell'insieme, dalla disposizione semplice e razionale degli elementi figurati­vi, dalla ricchezza e preziosità cromatica, dalla perfezione e dall'austerità della struttura portante. Opera omogenea, signifi­cativa e cromaticamente perfetta nella sua linearità, nonostante il numero elevato degli scomparti che costituiscono i due ordi­ni e la predella.

Chiesa di San Sebastiano
La troviamo, quasi nascosta, fuori le mura, la chiesa - cimitero di San Sebastiano, monumento nazionale, con un bellissimo e ben conservato portale adorno in mattonelle di terracotta del secolo XV. Nella chiesa, che fino al ‘90 venne adibita ad ossa­rio, veniva conservata una scultura lignea di San Sebastiano (cm. 175) di arte marchigiana del XVI secolo ora restaurata e collocata nella chiesa di S. Eustacchio. E’ da notare come il martire sia stato scelto a protezione della comunità contro la peste (tali epidemie furono numerose e temute soprattutto nei secoli XIV-XV-XVI) e ciò indurrebbe a pensare che la costru­zione della chiesa (databile al secolo XIV) sia avvenuta dopo il grande contagio del 1348.

Cinta Muraria
Le mura castellane, costruite sicuramente nel secolo XIII, insieme al cassero, ora del tutto scomparso, circondano quasi tutto l’abitato, e danno ancor oggi un’idea sufficientemente pre­cisa di quello che doveva essere l'antico "castrum". Sono alte dai quattro agli otto metri, e le più antiche risultano costruite con rozza pietra del luogo o a file alterne di pietre e mattoni. I torrioni si lasciano indovinare, ma non esistono più, mentre sono visibili, nella parte est, gli archi di rafforzamento e di contenimento delle mura sovrastanti, che, in totale, raggiungo­no una lunghezza di circa un chilometro.
Chi percorre la Provinciale che da Borgo Santa Maria sale i mille metri di ascesa (dislivello m. 87) in pochi, ma secchi tor­nanti, appena ripreso fiato si troverà proprio davanti all’arco restaurato nel 1981.


 

 

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